Man mano che le opportunità professionali diventano più numerose e il tasso di disoccupazione diminuisce, trovare e trattenere talenti di prim’ordine può diventare un serio problema. Si tratta di un mercato di candidati in cui i salari competitivi spesso non sono più sufficienti, soprattutto per i Millennial, che sono sempre alla ricerca di nuove opportunità. Per reclutare e trattenere i migliori candidati in un mercato del lavoro ristretto, i professionisti delle risorse umane hanno il compito di pensare in modo innovativo e individuare le offerte supplementari più importanti, che non solo migliorino la retribuzione complessiva, ma arricchiscano anche le esperienze dei dipendenti.

Secondo Catalyst.org, la carenza di talenti a livello mondiale ha raggiunto il picco osservato in un periodo di oltre 10 anni. Negli Stati Uniti, il tasso di disoccupazione è sceso al di sotto del 4%, le richieste di sussidio di disoccupazione settimanali sono al minimo storico negli ultimi 49 anni e le retribuzioni crescono al ritmo più rapido dal 2009.

Sicuramente un’ottima notizia, che, tuttavia, rende più difficoltoso il lavoro dei professionisti delle risorse umane. Quando le posizioni lavorative sono così numerose come oggi, i migliori professionisti hanno molte opzioni tra cui scegliere e le aziende devono migliorare costantemente le offerte per i dipendenti per rimanere competitive.

Il 66% per cento dei lavoratori concorda sul fatto che un ricco pacchetto di benefit e bonus è il fattore determinante nel valutare un’offerta di lavoro e il 61% sarebbe disposto ad accettare uno stipendio più basso se un’azienda offrisse un pacchetto di prim’ordine. Viceversa, benefit inadeguati motivano il 42% dei dipendenti a valutare la possibilità di lasciare il posto di lavoro e il 55% lo ha già fatto poiché ha trovato offerte di benefit migliori altrove.

Ciò che è interessante (e promettente) è che i dipendenti con maggiori probabilità di dimettersi sono anche i più sensibili alle offerte relative al benessere. I Millennial costituiscono il segmento della forza lavoro più ampio e in più rapida crescita.

Anche se i programmi per il benessere sono importanti per tutte le fasce d’età, i Millennial sono particolarmente interessati a queste offerte. Infatti, il 43% dei Millennial cita i programmi per il benessere della propria azienda come motivo per rimanere nel posto di lavoro, rispetto al 35% di esponenti della Gen X e al 28% dei Baby Boomer.

In particolare, per i Millennial i programmi relativi al benessere devono essere completi e interessare il benessere fisico, mentale e sociale. Tali programmi fanno sì che più della metà dei Millennial (52%) “provi sensazioni più positive rispetto alla propria azienda”, rispetto al 34% dei Baby Boomer. È probabile che le nuove generazioni si aspettino ancora di più dalle aziende: secondo Deloitte, “i professionisti della Gen Z potrebbero non percepire questi programmi come un “bonus” o un “omaggio”, ma come “qualcosa di normale”.

I benefit volti a favorire il benessere fisico, mentale, sociale e finanziario dei dipendenti sono tenuti in grande considerazione dai migliori talenti di tutte le età e svolgono un ruolo chiave nel processo decisionale relativo all’occupazione. Tali programmi sono di vitale importanza per le strategie di acquisizione e mantenimento dei talenti.

Investire in benefit per il benessere dei dipendenti è una mossa astuta: per alcuni è decisamente necessaria. Soprattutto se l’obiettivo è reclutare Millennial, ovvero il segmento più ampio (e in crescita) della forza lavoro. Ora più che mai, gli incentivi al benessere possono attrarre e trattenere i migliori talenti e far sì che i dipendenti siano più soddisfatti e conducano una vita sana.

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